In questi giorni, due importanti mostre da non perdere: Mario Cresci alla Gamec e Mario Dondelli alla Galleria Ceribelli.
Segnalazioni
Interessanti titoli apparsi recentemente sulla stampa “fotografica”

AVVISTAMENTI ANALOGICI
Con questo “fantastico” titolo, ci piace avviare la nuova rubrica che vogliamo riservare a quelle immagini casuali scattate dai nostri soci, ai tanti visitatori dotati di macchina a pellicola che sempre più spesso capita di incontrare per le vie di Bergamo.
E’ una piccola idea che ci dà la possibilità di costatare simpaticamente la diffusione della fotografia analogica, che sappiano in grande rilancio, ma soprattutto di conoscere tanti amici che da ogni parte del mondo vengono ad ammirare la nostra città e condividono la nostra passione.

Siamo felici di inaugurare con l’istantanea di queste due belle turiste, con Holga 120, scattata dal nostro Oliviero in Città Alta a febbraio.

“E’ con molto piacere che vi presento: Kasia e Zuzia da Varsavia. Le ho conosciute con Silvana la mia compagna, in foto tra loro, mentre si aggiravano in Piazza Vecchia. Avevo subito notato la loro “Holga” e ho chiesto loro ti poterle fotografare. Invito subito raccolto con un bellissimo sorriso, e… magia… siamo diventati subito amici!”.
Kasia è architetto e fotografa Fine Art. Espone le sue opere in Europa e Stati Uniti, con importanti riconoscimenti. Si dedica in particolare al grande formato con l’antica tecnica del collodio e anche al formato 6×6.
Anche Zuzia è giovane fotografa appassionata, oltre che studiosa d’arte, scultrice e modella!
Guardate il loro sito: www.kalua.pl .. Siamo al massimo!
A Kasia e Zuzia il nostro caloroso saluto e l’invito a venirci a trovare al Fotoclub!
Kodak Alaris torna a produrre la famosa pellicola EKTACHROME
ROCHESTER, N.Y. e Las Vegas – 5 Gennaio 2017 – Kodak Alaris ha annunciato al C.E.S. 2017 che tornerà a produrre l’iconica Reversal Film KODAK PROFESSIONAL EKTACHROME a colori per la fotografia professionale e amatoriale. La nuova pellicola EKTACHROME, che supporterà i formati fotocamera 135-36x, sarà disponibile nel quarto trimestre del 2017.
KODAK PROFESSIONAL EKTACHROME, con il suo look distintivo, è stata la scelta per generazioni di fotografi prima che la produzione fosse interrotta nel 2012. Il film, noto per la sua grana estremamente fine, i colori puliti, grandi toni e contrasti, era diventato un’icona anche per il largo uso di questa pellicola diapositiva da parte del National Geographic Magazine nell’arco di diversi decenni e, ora, la rinascita della popolarità della fotografia analogica ha creato la domanda di vecchi e nuovi prodotti simili.
Le vendite di pellicole fotografiche professionali sono state in costante aumento nel corso degli ultimi anni e con professionisti e appassionati sempre più desiderosi di riscoprire il controllo artistico offerto da processi manuali e la soddisfazione creativa di un prodotto finale fisico…
Leggi l’intero comunicato sul sito della Kodak, cliccando su questo link EKTACHROME
Il 2017 è iniziato benissimo, con questa ottima notizia!
FotoClub Bergamo ai Concorsi Nazionali
Una mostra da non perdere!
Foto digitale, troppo forte la tentazione di alterare la realtà
Scatto con ritocco
Da Steve McCurry agli scandali del World Press Photo, nella fotografia ci siamo ormai assuefatti al mondo edulcorato dello “storytelling”?
Per una volta sono stati gli italiani ad abbattere il mostro sacro. Da circa due mesi il fotografo americano Steve McCurry si sta giocando una carriera ultradecennale e piena di onori perché “pizzicato” nell’ultimo scandalo di fotoritocco che ha investito il mondo della fotografia. Il primo ad accorgersene è stato il fotografo Paolo Viglione, che visitando una mostra di McCurry ha notato che un particolare non quadrava in una foto scattata a Cuba: dalla gamba di un personaggio minuscolo sullo sfondo, appena visibile, spuntava un palo giallo. Si è avvicinato alla fotografia e il trucco è stato chiaro: il palo, che nella foto era vicino all’uomo, probabilmente nell’originale era dietro o davanti a lui, e qualcuno ha usato Photoshop per separare le due figure: la regola numero uno quando si fotografa un soggetto è non fargli uscire un palo da sopra la testa. Peccato che in questo caso il tecnico del laboratorio di McCurry abbia pasticciato lasciando indietro parte della modifica. Tornato dalla mostra, Viglione scrive sul suo blog della scoperta e posta online la foto del particolare incriminato. Leggendo i suoi post successivi si capisce che non aveva la più pallida idea della valanga che stava per generare. Prima centinaia e poi migliaia di appassionati hanno letto il post e hanno notato, anzitutto, che nel particolare della foto cubana il palo non era l’unico elemento che non quadrava. Altre parti della foto, come per esempio i mattoni dei muri, sembravano riprodotti con il “timbro clone”, il famigerato strumento di Photoshop che permette in pratica di spostare oggetti da una parte all’altra dell’immagine ricostruendo digitalmente il buco (quando una foto è photoshoppata, il timbro clone c’è sempre).
“All’inizio queste goffissime lavorazioni in Photoshop riguardavano dettagli microscopici, poi è iniziata tra gli utenti di internet una caccia all’errore da settimana enigmistica, e ha iniziato a saltare fuori ben altro. Moltissime foto sono terribilmente manipolate, con elementi cancellati, cose e persone spostate da una parte all’altra”. In una foto in cui un uomo spinge un carro con sopra alcuni passeggeri sono state eliminate due persone e diversi elementi sullo sfondo sono spariti. In un’altra, alcuni ragazzini sono ritratti mentre inseguono una palla da calcio sotto la pioggia e a uno di essi viene aggiunto un braccio che era rimasto fuori dall’inquadratura originale. Insomma, foto notevolmente ricostruite, che man mano che andava avanti la caccia all’errore diventavano sempre più numerose. Lo scandaluccio blogghettaro si è trasformato in una sensazione prima italiana e poi mondiale.
Leggi l’intero articolo a cura di Eugenio Cau per “il Foglio”
Rivolta analogica. Una bella segnalazione…
Carissimi, … segnalo un servizio interessantissimo de “Il Foglio” che ho scovato in rete, risalente alla primavera scorsa.
Non c’è molto da aggiungere, anche se, secondo me, l’autore denuncia involontariamente un sottile stupore e una contraddizione di fondo per questa “riscossa” dell’analogico perchè, se il fenomeno sembra stia assumendo i toni di una velata rivolta comportamentale tra le nuove generazioni, si parla infatti di Millenials e di generazione Zero, verso i consumi imposti con le nuove tecnologie digitali, e quindi sociologicamente non giustificabile come una tardiva, nostalgica reazione di qualche lupo solitario, allora questa tendenza non potrà esaurirsi facilmente in una “Moda passeggera”.
Nell’ambito fotografico ci auguriamo che anche le Case raccolgano questi continui segnali e tornino a costruire macchine fotografiche a pellicola, che oggi non sono più prodotte a eccezione dell’inarrivabile, leggendaria Leica M.
Pertanto, se questa potenzialità fosse recepita dai costruttori, assisteremmo molto probabilmente, come nel caso del vinile, ma aggiungerei anche quello ancor più emblematico degli orologi meccanici, dati per spacciati già quarantanni fa, a una rinnovata e duratura richiesta di mercato di attrezzature fotografiche analogiche.
Infine anche un invito a tutti noi che amiamo la fotografia “argentica” da sempre, a non limitarci a guardare indietro, accontentandoci talvolta di un rispettabile lavoro di testimonianza del Passato ma anzi, a “riscoprire” l’attualità – hic et nunc – dell’analogico in tutte le sue declinazioni espressive e tecniche che si tornano vere anche grazie a una nobile ribellione che inaspettatamente cova sotto la cenere creata dall’omologazione tecnologica.
Colgo l’occasione per inviarvi anche i più cordiali saluti e gli auguri di Buon Natale.
L’articolo:
Tornano le pellicole, le Polaroid, i rullini, i vinili e la carta. Gesti, profumi e ricordi che rischiano di invertire le regole dell’innovazione.
Nel Regno Unito le vendite di vinili la settimana scorsa hanno superato per la prima volta i download digitali. La risurrezione dei vinili (e delle macchine fotografiche a pellicola, delle polaroid, dei libri di carta…) è un fenomeno che nessuno si attendeva nel bel mezzo della rivoluzione digitale. E’ in corso una rivolta analogica? …
Classic Camera – Black & White
FIX, il magazine della fotografia analogica
E’ di casa a Dublino, pubblica la rivista in digitale ma la sua presentazione è: “FIX, la rivista della fotografia analogica, creata per tutti quei fotografi che si divertono nell’usare la pellicola. FIX è stata fatta per ispirare, supportare e promuovere la fotografia analogica“.
L’iscrizione è semplicissima (basta fornire solo l’indirizzo e.mail) e sicura.

Il Museo Nazionale della Fotografia di Brescia
II mondo della fotografia è in lutto per la scomparsa, a 96 anni, di Alberto Sorlini.
ALBERTO SORLINI (1920- 2016) era un grande fotografo. Tutti i fotografi lo ricorderanno soprattutto come fondatore del Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, un museo eccezionale, invidiato da tutte le città, di cui alcune caratteristiche nel depliant qui sotto.
Ma il celebre fotografo bresciano fu anche il “ritrattista” ufficiale della Mille Miglia dal 47 al ’57, documentando su incarico dell’AC Brescia tutte le edizioni del dopoguerra: i suoi scatti, famosi in tutto il mondo, sono custoditi nell’Archivio Novafoto-Sorlini, oggi di proprietà della Giorgio Nada Editore. Per conto dell’Ufficio stampa della Freccia Rossa, nelle ore immediatamente successive alla corsa, Sorlini e i suoi assistenti riempivano di foto centinaia di buste da spedire alle riviste di cinque continenti.
Nella sua lunga carriera, ha pubblicato diversi libri, vincendo premi nazionali e internazionali. La Federazione internazionale d’arte fotografica lo ha insignito dei titoli Afiap nel ’58. Efiap nel ’74. mentre quella nazionale gli ha assegnato il titolo di Sem/Fiaf nel 1997.

da Business of Fashion: il grande ritorno della pellicola!
Analogico alla riscossa!! Chissà perché la notizia non ci sorprende più di tanto… forse perché da tanto tempo sosteniamo l’unicità e le particolarità del lavoro in analogico e il riconoscimento da parte di grandi professionisti dell’immagine è solo una conferma in più del nostro, da sempre, modo di pensare.
Si trova in rete, a questo link, un articolo della rivista globale “Business of Fashion”, che è il magazine di riferimento internazionale della vasta rete imprenditoriale nel mondo della Moda; è un articolo che potrebbe essere ritenuto “clamoroso”… pubblicato la scorsa estate, testimonia, attraverso il parere di autorevoli guru, la tendenza in atto, sempre più diffusa, dell’utilizzo entusiastico della pellicola da parte dei giovani professionisti nella fotografia di Moda.
– Il sottotitolo : Fotografi di Moda: Ritorna la pellicola. In un’epoca di immagini digitali onnipresenti, diversi fotografi di moda, emergenti ma già in rapida affermazione, hanno utilizzato per le loro riprese la pellicola analogica e ciò per differenziare il loro lavoro, recuperare il controllo del loro mestiere e trovare un ritmo più umano.
– alcune considerazioni all’interno del lungo articolo: – “La moda riscopre la possibilità e la qualità della fotografia a pellicola…”; – “La fotografia digitale è più nitida e più pulita, cattura un sacco di informazioni, ma è fredda; la pellicola dà meno informazioni ma più emozioni. E che cosa ci sta a cuore, informazioni o emozione? Abbiamo a cuore l’emozione. Si può piangere guardando un provino a contatto…”; – “…c’è un appello ribelle che vuol costringere le cose a rallentare; la pellicola aiuta a mantenere la creazione di immagini a un ritmo più umano, che è una parte integrante delle immagini”; – “…giovani fotografi sono riusciti a sviluppare un proprio punto di vista e ciò può capitare solo lavorando con la pellicola”.
Un articolo veramente interessante, di cui suggeriamo la lettura, e che fa riflettere sul nostro impegno che ben si riflette nelle illuminanti parole di Gustav Mahler: “Tradizione significa conservare acceso un fuoco, non adorare le ceneri“.
Peter Lindbergh, il poeta del glamour
Gli scatti di Peter Lindbergh, oggi 71enne, autore di vari Calendario Pirelli e del prossimo 2017, negli anni ’90 hanno segnato un cambiamento culturale, un modo nuovo di percepire la donna e la femminilità perché nei suoi scatti ha sempre voluto catturare il talento (“mi seduce più della bellezza”, ha più volte dichiarato). Una mostra a lui dedicata a Rotterdam dall’indicativo titolo: “Peter Lindbergh: A Different Vision of Fashion Photography” (10 settembre-12 febbraio 2017) racconta l’avvento di quel mondo a chi non l’ha vissuto o ne ha appena sentito parlare. Per il suo modo di rappresentare la femminilità, Peter Lindbergh è stato definito il poeta del glamour.
fonte: articolo di Gianluca Bauzano per “Sette”
I famosi “provini a contatto” della Magnum
A partire dal 2013 la Magnum sta portando in un tour mondiale la storia e gli scatti dei suoi fotografi attraverso l’esposizione dei provini (contact sheets) del suo storico archivio; un’eccezionale panoramica sul lavoro dei più grandi esponenti dell’arte dello scatto (Seymour, Cartier Bresson, Arnold, Parr, Koudelka, Robert Capa, Elliott Erwitt, Eve Arnold, René Burri, Steve McCurry, Jim Goldberg, Alex Majoli, ecc.) che hanno lavorato su eventi e personaggi che hanno segnato la storia dell’ultimo secolo: Seconda Guerra Mondiale, Primavera di Praga, Conflitto nei Balcani, Guerra in Medio Oriente, Che Guevara, Malcolm X, Margaret Thatcher, M.Luther King, ecc.

La Magnum Photos, una delle più importanti agenzie fotografiche del mondo, è stata fondata a Londra nel 1947 da Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, David Seymour, George Rodger e aveva lo scopo di tutelare i suoi “autori”, che rimanevano i detentori dei diritti sui loro scatti, altrimenti incassati dalle riviste per cui lavoravano.
Tra gli scatti mostrati nei vari provini si può così capire come la scelta della foto “giusta” esalti ancora di più il mito del gesto di questi fotografi-autori con la possibilità di esplorarne il genio, svelarne il trucco, carpirne le logiche perché i provini a contatto mostrano al fotografo la panoramica di un intero reportage, allo stato grezzo ma di immediata lettura, che consente di guardare in modo critico all’esito dell’operazione. La bellezza dell’esposizione risiede nella possibilità di ammirare i momenti precedenti e successivi a quello scelto dal fotografo come “decisivo” e in piccole note alcuni artisti motivano la scelta, permettendo ai visitatori di convenire o meno con loro e magari indicare un altro punto fermo nel tempo.
Essere al cospetto di un contact sheet significa entrare metaforicamente nella mente del suo autore. L’accostamento tra le prove fissate sui fogli fotografici e la scelta definitiva dell’istantanea offre allo spettatore la possibilità di scorgere il processo creativo da cui scaturisce l’opera, con le dinamiche e gli espedienti cui ricorre il singolo autore per ritrarre un’epoca, un soggetto, un contesto e offre anche la possibilità di ben comprendere i passi che hanno portato alla realizzazione di alcune delle più famose icone fotografiche di tutti i tempi: il fotografo scatta più volte, sviluppa il proprio supporto, sceglie un’istantanea fra tante, elabora l’immagine con cui vuole comunicare al mondo e alla fine “crea”, facendo nascere l’immagine che percorrerà il mondo e contribuirà a raccontare la storia.
Alcuni titoli e commenti:
– un riferimento per l’esplorazione del processo creativo.
– provini a contatto, come entrare nella mente dei fotografi.
– è un po’ come vedere il backstage di una celebre pièce teatrale, o gli appunti di un romanzo che si rivelerà cult. Dietro molte fotografie diventate celebri e ‘uniche’ ci sono le loro varianti, scartate dall’autore.
– permettono di guardare il “laboratorio” segreto di tanti grandi fotografi, di essere, a nostra volta, dei voyeur.
– il provino a contatto è la testimonianza di un artigiano che lima e perfeziona il suo manufatto. È lo sketchbook di un artista che si avvicina all’opera conclusiva. È il manoscritto di un poeta impegnato in un corpo a corpo con le parole e i loro suoni. È la prova della grandezza e dell’umanità della fotografia che lavora sull’imperfezione, sull’accettazione del rischio, dello stare in bilico tra la scelta e la casualità che così si apre ai doni inaspettati dell’imprevisto.
– se “lo scatto” è al centro della “mitologia” della fotografia e dei fotografi “autori” (gli scatti di Robert Frank con la Leica per le strade americane o quelli “casuali” di Joel Meyerowitz durante le parate cittadine), la visione dei provini sposta l’attenzione sul momento successivo. Se la fotografia è la scienza del “momento”, qui sembra che il momento cruciale sia quello posticipato, rimandato, atteso.
– sui provini si trova anche la traccia della scelta, il segno della scelta: il margine tracciato in rosso e una “X”, è quella la foto. Il gesto fotografico è descritto dunque in tre momenti: gli scatti, l’esame e la scelta, e tutti e tre sono egualmente decisivi. Ma la visibilità della foto, la sua “emersione” – dopo la sua scelta, nell’ultima fase – è l’impulso più misterioso e inquietante. E forse è il vero gesto artistico: quando il fotografo diventa spettatore di stesso e si lascia “toccare” dalla foto.
Un esempio: la Parigi del 1950 è lo sfondo di una celebre fotografia. L’Europa sta cercando faticosamente di uscire dalle miserie della seconda guerra mondiale, scoprendo nuove libertà, e la rivista Life commissiona un servizio fotografico proprio su questo tema. Robert Doisneau è incaricato di percorrere le vie di una città che sta scoprendo il primo benessere, ed ecco il risultato è ottenuto. E’ facile riconoscere in mezzo a questi provini l’immagine destinata a diventare immortale.
Cartier-Bresson, nel 1939, tagliava i suoi negativi e conservava del suo lavoro solo immagini singole e sequenze valutate buone perché sosteneva che una mostra fotografica è come un invito a cena ed è quindi buona norma non mostrare ai commensali i tegami e ancora meno il bidone della spazzatura. A distanza di tempo si capisce che serve anche guardare nella pattumiera, se c’è ancora, come del resto sanno fare i bravi detective per scoprire cose interessanti.
La magia di queste piccole anteprime, ottenute da stampa analogica è unica e ineguagliabile.
Un mito, quello di Cartier – Bresson, che sembrerebbe superato con l’avvento delle nuove tecnologie; il provino a contatto è stato sostituito da software in cui le immagini non lasciano tracce fisiche, ma mai nessuna tecnologia potrà però sostituire l’ebbrezza nella scelta dell’istante in cui “occhio, mente e cuore entrano in allineamento”.
Nei tempi del digitale, mettere al centro di una mostra i provini è un omaggio alla tecnica analogica, non certo come pura operazione nostalgica, ma per far pensare alla modalità complessa e rigorosa che sta dietro le foto ‘riuscite’ e che presuppone un occhio educato non solo al momento dello scatto ma anche nella fase delicata della scelta della foto ‘giusta’ tra molte altre.
Un importante concorso fotografico
Il Fotoclub Bergamo segnala una iniziativa veramente speciale, e particolarmente importante per il mondo analogico, organizzata a Parma.
Tutti i dettagli (modulo di iscrizione, regolamento, ecc.) su questo link
Domon Ken, il maestro giapponese del realismo in mostra
Gianni Berengo Gardin e la “Vera Fotografia”
Novità in Biblioteca
a Milano una mostra fotografica da non perdere: William Klein
WILLIAM KLEIN: Il mondo a modo suo – dal 17 giugno all’11 settembre.
La mostra, già presentata in parte alla Tate Modern di Londra e al FOAM di Amsterdam, è una fantastica retrospettiva che racchiude il lavoro dell’eclettico William Klein, non solo fotografo, ma anche artista, cineasta, designer e scrittore. Si tratta di una grande esposizione che riempirà gli spazi di Palazzo della Ragione con un impianto speciale e rinnovato di nuova produzione, creato per l’occasione attraverso un ricco allestimento multimediale: 150 opere, frutto di 60 anni di impegno, divise in 9 sezioni che occupano 11 sale. Vedi il sito della mostra
William Klein è nato a New York nel 1928 da una famiglia ebrea di origine ungherese, all’età di 18 anni si stabilisce a Parigi per diventare pittore. Nel 1954 torna a New York e lavora a una sorta di diario fotografico che uscirà due anni dopo in un volume disegnato dallo stesso autore, Life is Good & Good for You in New York, che gli varrà il premio Nadar. Raggiunge Fellini a Roma per fargli da assistente. Alla fine degli anni ’50 si avvicina al cinema al quale si dedicherà per alcuni anni realizzando diversi film.
Negli anni ’80 torna alla fotografia e pubblica numerosi libri. Il suo lavoro viene esposto in tutto il mondo e riceve molti premi e riconoscimenti. Innumerevoli i lavori, i libri, i progetti realizzati da questo poliedrico e instancabile artista.
Ecco l’intervista rilasciata al TG1
George Shiras, il pioniere americano della “caccia fotografica”
Mentre la caccia tradizionale vede sempre più ridursi i propri appassionati (anche perché il numero di “doppiette” rischiava di diventare superiore al numero delle prede), la “caccia fotografica” vede sempre più aumentare i propri appassionati. La fatica degli appostamenti e le ore di ricerca, immersi nella natura, vengono ricompensate da immagini di animali selvatici che molti giovani non hanno mai avuto, e mai avranno, la possibilità di vedere nel loro ambiente naturale. Ma le tecniche di ripresa di questa specialità, soprattutto nell’ambito del notturno, non sono alla portata di tutti; e coloro che per primi, con grandi fatiche, mezzi artigianali ed enorme fantasia, l’hanno sperimentata e divulgata meritano un grande rispetto e riconoscenza. Maestro tra questi il fotografo George Shiras, alcune opere del quale sono ora in esposizione ora a Roma.
Fonte: Chiara Mariani per “Sette”.
Le “foto di famiglia”
Le opere di Mario Giacomelli raccolte a Roma
Trento Longaretti: il valore della continuità
Andy Warhol, l’artista del pop a Pagazzano
Sarà aperta fino al 2 maggio la mostra “Andy Warhol e l’Italian Pop”, ospitata nella Sala del Torchio nel Castello di Pagazzano. Una mostra che celebra la carriera del grande artista statunitense con l’esposizione di ben settanta opere originali, tra cui le note serigrafie raffiguranti Marilyn Monroe, la serie “Ladies & Gentlemen”, le copertine discografiche dei Velvet Underground, disegni, negativi fotografici e una sezione “ cinematografica”.
Accanto al lavori più conosciuti, sono presenti opere meno note in un percorso espositivo in grado di far emergere il valore dell’artista e la portata rivoluzionaria dei suoi “prodotti” artistici, manifesto di una realtà caotica e consumistica che caratterizza l’America degli anni Cinquanta, dove tutto diventa merce, dai barattoli di zuppa Campebell’s, alle celebrità come Elvis e Marilyn, alle stesse relazioni umane, riprese da Warhol nei suoi film, che si svuotano per la perdita di valori in una società che si abbandona al superficiale.
I Grandi Maestri della Fotografia: Robert Doisneau
Quando l’Arte scaturisce dalle mani…
Un’occhiata di Ivan Mologni nell’atelier dello scultore, un mondo tutto particolare in cui si respira aria di vera arte. Pierantonio Volpini, nato a Buenos Aires nel 1955, vive a Bergamo dal 1982. Scultore, proviene da studi tecnici e dall’ Accademia di Belle Arti di Brera e ha fondato la galleria “Progetto Volpini” negli anni ’80 con la scultrice giapponese Oki Izumi. Partecipa a diverse mostre e alla ricerca nel design e ha collaborato alla realizzazione di numerosi progetti. Nel suo “laboratorio” vengono sovente organizzati anche incontri culturali su vari argomenti.
Sguardi femminili: Julia Margaret Cameron e Margaret Bourke-White
Il Fotoclub Bergamo, come sempre attento a ciò che viene pubblicato su giornali e riviste relativamente all’argomento oggetto della sua passione, segnala questa volta un interessante articolo di Livia Salvi apparso sul numero
attualmente in distribuzione di InfoSostenibile :
Julia Margaret Cameron, Margaret Bourke-White e il loro contributo alla Storia della Fotografia
L’invenzione della fotografia segnò un’epoca: era l’inizio dell’Ottocento e la riproduzione di immagini fino a quel momento era una prerogativa della pittura.
La nuova tecnica sconvolse e divise l’opinione pubblica: c’era chi sosteneva che avrebbe sostituito il disegno, chi la temeva considerandola addirittura immorale e chi invece salutava il nuovo mezzo come la più grande invenzione del secolo.
Certo, la fotografia degli albori era molto diversa da come la conosciamo oggi: i dagherrotipi richiedevano tempi di posa lunghissimi ed erano pesanti lastre di rame argentato sulle quali l’immagine appariva come un’ombra; venivano chiamati anche “specchi della memoria” ed erano pezzi unici, non riproducibili.
In molti si dedicarono alla sperimentazione e alla ricerca, e nel giro di alcuni decenni la tecnica venne notevolmente migliorata: si lavorò per ottenere maggiore fotosensibilità al fine di ridurre i tempi, per produrre più copie con una buona definizione e per stampare su carta. Lo sviluppo della tecnica ampliò le possibilità del mezzo e, dopo la metà del secolo, i fotografi iniziarono a esplorare nuove possibilità creative.
Quando Julia Margaret Cameron (1815-1879) ricevette in dono dalla figlia il suo primo apparecchio fotografico era il 1863;… Continua a leggere
La preghiera del Fotografo
E’ forse questo il tempo giusto, quello della Quaresima, per ricordare la “Preghiera del Fotografo” che anche il Fotoclub Bergamo ha fatto propria. E’ stata scritta nel 2000 da Padre Lorenzo Sapia, Agostiniano Scalzo, Arciprete Parroco del Santuario di Valverde (CT) e grande appassionato di fotografia, il quale ha voluto regalare questi bellissimi pensieri a tutti coloro che, come noi, si dilettano e amano la Fotografia.

quando la Fotografia incontra la Formula 1…
Invito alla mostra di un grande fotografo: Antonio Amaduzzi
Tanto tuonò che piovve…
La foto digitale può far male alla salute???
Per gli appassionati di fotografia analogica e senza ritocchi come noi una notizia del genere non poteva che colpire. I “ritocchi”, diventati sempre più invadenti grazie alla facilità d’uso di Photoshop nella fotografia digitale, hanno finito per propagandare, tramite le modelle, un’immagine della donna eccessivamente “ristretta” spingendo, soprattutto adolescenti con spirito di emulazione, verso l’anoressia.
Già noi sapevano che molte serie agenzie di modelle richiedevano che i photobook presentati dalle candidate fossero realizzati senza ritocchi e, per questo motivo, preferibilmente con fotografie analogiche che, nel nostro mondo artefatto, sono sicuramente le più “veritiere”.
Arriva ora dalla Francia una legge, che sarà sicuramente un’apripista, per mettere un freno all’uso eccessivo del ritocco fotografico. Certamente, in questo caso, il motivo è molto serio e la lotta a una malattia come l’anoressia, dilagante nelle nuove generazioni, richiedeva un intervento importante. A noi preme solo sottolineare i pericoli della nostra civiltà tecnologica e, in questo caso, come valga il concetto, da noi più volte ribadito, che alterare una fotografia significa anche modificare la realtà ed è sempre un grave errore perché significa anche falsificare la verità.
FIAF, convegno regionale e campagna tesseramento 2016
dalla nostra biblioteca
Sono belli i paesaggi, sono stimolanti la cronaca, il reportage, ma il ritratto, che pone al centro dell’obiettivo la persona umana, è il soggetto per eccellenza della fotografia. L’espressività di un bambino, la grazia di un adolescente, il fascino della femminilità consapevole, la vivacità di un ragazzo, la ricchezza di un uomo che ha molto vissuto… in ogni momento della vita, in ogni volto, in ogni figura c’è un potenziale ritratto-capolavoro. Come arrivare a coglierlo, a crearlo, a realizzarlo?
In questo volume c’è la risposta. Creatività e tecnica sono i due elementi fondamentali, secondo Hedgecoe, uno dei grandi autori-maestri della fotografia. Con l’aiuto di una ricca serie di sue foto e di un commento di esemplare chiarezza, egli esplora la materia da molti diversi punti di vista: ritratti-istantanee, ritratti in studio, ritratti formali, ritratti in gruppo e molte altre tipologie. Ciò che interessa soprattutto l’autore è che chiunque lo segue impari ad accostarsi al ritratto in modo non scontato o banale, ma, al contrario, in modo originale, personale.
Di ogni caso esaminato nel volume si danno tutti i dati tecnici (pellicola, luce, esposizione, obiettivo) e si evidenziano le caratteristiche, gli interventi, i trucchi che lo rendono interessante, unico, creativamente riuscito.
Interessante iniziativa al Museo della Fotografia
Paris Photo 2015
COMUNICATO DELLA PRESIDENZA DEL FOTOCLUB BERGAMO
Il Presidente del Fotoclub, arch. Ivan Mologni, comunica che, a partire da Gennaio 2016, sarà possibile visitare la sua collezione privata di attrezzature fotografiche per tutti coloro che sono tesserati presso Associazioni Fotografiche riconosciute dalla Fiaf.
Le visite potranno essere effettuate ogni primo e terzo giovedì di ogni mese, previo appuntamento.
L’esposizione raccoglie oltre 100 macchine fotografiche prodotte dai primi del ‘900 fino al 2002 con vari accessori. Nel corso della visita saranno fornite le descrizioni tecniche e sarà anche possibile effettuare prove pratiche offrendo così un approccio del tutto singolare alla grande Storia della Fotografia.
L’iniziativa è rivolta in particolare ai giovani e a tutti coloro che si sono avvicinati da poco, o intendono farlo, al mondo della fotografia per avere l’esperienza unica di valutare quelle macchine che hanno reso grande la nostra passione.



































