Ottobre 2019, “new entry”…

Inarrestabile crescita del numero di macchine fotografiche da collezione presente nella sede del Fotoclub Bergamo. Come sempre tutte perfettamente funzionanti come appena uscite dalla fabbrica, ecco le nuove entrate di quella bella famiglia:

una Lumiere del 1940 e una Rectaflex 135 del 1947

una Agfa Silette 135 del 1960 e due Leicaflex (R4 e R6) del 1980

un esposimetro Vivitar del 1960 e una Polaroid EE66 del 1966 che entra a far parte della collezione privata di Ivan Mologni costituita ora di ben 12 tipi diversi di Polaroid, tutte restaurate e funzionanti.

La complicata origine di una bella reflex: Carena KSM-1

Il marchio Carena era stato creato dalla Büro-und Rechenmaschinenfabik, azienda fondata in Liechtenstein, che produsse negli anni ’50 e ’60 alcuni modelli di cineprese amatoriali e videoproiettori; chiuse all’inizio degli anni ’70 e il marchio fu acquistato dalla Interdiscount di Lugano per essere usato nel suo catalogo di fotocamere. Negli anni ’60 il marchio era però già stato usato ampiamente in Germania da Porst (azienda di distribuzione e rivendita di molte marche di fotocamere, fondata nel 1919 a Norimberga) che già commercializzava la giapponese Cima Kogaku (Cimko), fondata nel 1932, che a sua volta aveva già assorbito la Topcon di Tokyo. Nel 1982 Interdiscount acquistò una partecipazione di maggioranza in Porst, riunendo efficacemente i marchi Carena e Porst. Interdiscount cedette successivamente Porst alla società belga Spector NV, mantenendo però il marchio Carena per cui molte delle telecamere successive furono prodotte da Cosina , ma anche da Balda, Franka, Fuji, Mamiya, Tarone, Yashica.
La Carena KSM1 fu costruita in Giappone a partire dal 1978 dalla Cima Kogaku (Cimko), che in quegli anni produceva anche le ultime Topcon dopo la crisi di quest’ultima. La Cimko la forní poi a diversi distributori ed ecco perché la si puó trovare anche come Exakta EDX2, Cimko LS-1, Quantaray (Delta) D2-RZ negli USA e anche Rony RS1.
Anche gli obiettivi, il 55mm (della foto), un 35mm ed un 135mm, erano prodotti dalla Cima Kogaku, che a quel tempo entrò a far parte della Mitsui Keiretsu, uno tra i maggiori conglomerati industriali al mondo a cui appartenevano anche Topcon e Toshiba.
Alcuni perciò sostengono che la KSM1 fu una produzione fatta nella fabbrica della Cosina Company Ltd di Nagano, Japan.
La Carena KSM1, dove la K indica l’uso dell’innesto a baionetta Pentax, fu la prima di una nuova gamma: ad essa successe la KSM2 con visualizzazione del diaframma nel mirino e poi la KSM3, motorizzabile.
Caratteristiche: Mirino: a pentaprisma fisso, copertura 93%. Schermo: di messa a fuoco fisso con lente di Fresnel microprismi e telemetro a immagine spezzata al centro. Otturatore: a tendina a scorrimento verticale controllato elettronicamente, con tempi da 1″ a 1/1000 in automatico, da 1″ a 1/1000+B in manuale, sincro lampo X (1/125), contatto lampo diretto e tramite cavetto. Esposimetro: con cellule al silicio, sensibilità da 25 a 3200 ASA (15-36 DIN). Campo di misurazione da EV 2 a 18 con pellicola 100 ASA e obiettivo f/1.4. Misurazione TTL a tutta apertura. Esposizione: automatica con priorità dei diaframmi e manuale con possibilità di correzione di ±2 EV. Tempi visibili nel mirino. Ottica: intercambiabile con innesto a baionetta Pentax K. Leva di carica con movimento singolo. Alimentazione: con 2 pile da 1.5 V. Innesto per il Carena Auto Winder. Dimensioni: 147x95x92 mm. Peso: 915g. Prezzo dell’epoca con obiettivo Lire 190.000.

Un dagherrotipo del 1850


Si rappresentano dagherrotipi doppi con cerniera del 1850 ca. con colorazione a mano su donna e uomo.
(erano pittori e fotografi gli esecutori dei dagherrotipi) su lamina trattata e sensibilizzata a vapore su lamierino in rame.
Acquisita da esperto collezionista dal presidente del F.C.B. Arch. Ivan Mologni ed in esposizione in vetrine apposite.
Dimensione oggetto: 13×8 cm doppio – 8×6.5 cm singolo

LEICA nella storia e non solo…

La macchina fotografica più cara del mondo: venduta per 2,4 milioni di euro una Leica del 1923.
A un’asta di Vienna il pezzo d’antiquariato è stato battuto per la cifra da record. Il prezzo di partenza era di 400mila euro: si tratta di uno dei prototipi creati due anni prima dell’inizio della commercializzazione delle macchine del marchio tedesco.
La cifra di partenza era 400mila euro. Quella battuta alla fine dell’asta è sei volte più alto, pari a 2,4 milioni. Un prezzo che ha incoronato un’antica Leica del 1923 la macchina fotografica più cara del mondo. L’acquirente è un collezionista privato di origine asiatica, che ha voluto mantenere l’anonimato, ha precisato la galleria viennese Westlicht, che ha messo in vendita il pezzo. Una delle più importanti, riconosciuta a livello internazionale per le sue vendite prestigiose.

Un secolo di Leica: i grandi maestri del marchio in una mostra a Roma
Dopo il giubileo arriva la mostra. Leica, marchio tedesco che per molti è sinonimo stesso di fotografia, celebra se stesso con «I Grandi Maestri. 100 Anni di fotografia Leica», una mostra che rilegge la sua storia attraverso i grandi maestri. Da Henri Cartier-Bresson a Garry Winogrand passando per Robert Capa, Sebastião Salgado, Elliott Erwitt e Gianni Berengo Gardin, l’esposizione ospitata dal Complesso del Vittoriano di Roma dal 16 novembre al 18 febbraio è un vero atlante della fotografia contemporanea, 350 immagini che tutti abbiamo visto almeno una volta.
Leica ha compiuto un secolo di vita. La Ur-Leica del 1914 fu la prima macchina fotografica tascabile con rullino da 35 mm. Una rivoluzione per quei tempi perché si caricava all’aperto, in presenza di luce mentre la nuova Leica T è una fotocamera digitale di ultima generazione (2014) che integra tecnologia Wi-Fi ed è progettata per condividere in tempo reale gli scatti via email e Social Network.

Vedi l’articolo completo su “TECNOLOGIA” del Corriere della Sera.

Nuove fotocamere nella vetrina del FCB

Kodak Auto Graflex – 1913, sappiamo che una di queste, identica alla nostra, si trova al Museum of Applied Arts & Sciences di Sidney.
Questa fotocamera era molto popolare negli anni 1905-1923 e, tra l’altro, consentiva di scattare nella stessa posizione sia foto orizzontali che verticali. Bastava premere un pulsante sul retro della fotocamera perché la maggior parte delle fotocamere Graflex erano state realizzate con una parte posteriore girevole (effettivamente ruotante), abbreviata in RB (Revolving Back), proprio per permettere di scattare in orizzontale o in verticale senza dover ruotare la fotocamera. Tutti i box erano fatti di mogano Honduras a grana dritta e ricoperti di pelle nera del Marocco.
Realizzata dal Dipartimento Folmer & Schwing di Eastman Kodak Co., la fotocamera aveva, per i suoi tempi, tre vantaggi indiscutibili: un sistema di visualizzazione reflex per una messa a fuoco accurata, introdotto molti decenni più tardi, un otturatore sul piano focale a velocità multiple (fino a 1/1000 di sec.) e un design del porta-pellicola che facilitava l’uso di vari tipi di pellicola; e questi fattori la resero subito ricercata, all’inizio del XX° secolo, soprattutto tra i fotoreporter per le riprese di sport e per i servizi giornalistici.
Gli obiettivi standard furono per la maggior parte f / 4.5 Kodak Anastigmats e, successivamente, i Kodak Ektars.
La rara serie C, un modello 3¼ × 4¼, fu dotata di un eccellente obiettivo Taylor-Hobson-Cooke f / 2.5.
Graflex fu un produttore che diede il suo marchio a diversi modelli di fotocamera e non solo. La società fu fondata come Folmer and Schwing Manufacturing Company a New York nel 1887 ed era una fabbrica per la lavorazione dei metalli che fabbricava lampadari, biciclette, ecc. e infine telecamere. Nel 1909 fu acquistata da George Eastman divenendo una Divisione della Eastman Kodak Company. Nel 1926, Kodak fu costretta a cederla e si formò una nuova società che divenne poi, nel 1946, la Graflex Inc.. Nel 1956 fu assorbita dalla General Instrument Precision e nel 1966, la società fu venduta alla Singer Corporation.

Il nostro angolo del collezionista

Grazie a una meticolosa ricerca su tutti i mercati della Lombardia, si arricchisce sempre più l’esposizione di pezzi da collezionismo (vedi la pagina relativa). E’ questa la volta di tre macchine fotografiche degli anni ’30 che, come tutte precedenti, sono tutte funzionanti e pronte all’uso.
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Una particolare Nikkormat !

NikkormatE’ risaputo che negli anni ’60 e ’70 molti grandi reporter avevano adottato le fotocamere Nikon per i loro servizi; e le “sorelline” Nikkormat (prodotte dal 1965 al 1967, 10 anni prima dei modelli FT), proprio per la loro maneggevolezza, erano anche nelle borse di tanti comuni cittadini o negli zaini di militari appassionati di fotografia. E parecchie di queste, che ricordiamo essere rigorosamente meccaniche, furono usate anche durante la guerra in Vietnam pronte anche a documentare azioni di guerra.
Per noi, appassionati collezionisti, è stata una grande sorpresa ritrovare in un mercatino della Lombardia una di quelle gloriose macchine “da battaglia”: una Nikkormat rinvenuta colà in un campo dopo che erano avvenuti cruenti scontri. A detta del venditore, non si è mai saputo a chi fosse appartenuta ma sicuramente tantissimi sono stati i passaggi di mano prima di finire a far bella mostra di sé nelle nostre vetrine. Sul suo corpo sono evidenti i segni di una lunga storia e di dure vicissitudini: è molto segnata da bruciature e ammaccature, ha perso completamente la verniciatura nera originale, segno evidente di una esposizione a un forte calore, ma, nonostante ciò, è ancora perfettamente funzionante. Non vi può essere migliore testimonianza del fatto che le macchine e le meccaniche di quegli anni erano costruite per resistere nel tempo e per superare le più dure prove e maltrattamenti!!

nikkormat viet b

Icarex 35. Cambiare il pentaprisma?!

Icarex 35 csSi può cambiare il pentaprisma. L’Icarex 35 è una classica reflex 35mm, tutta manuale, prodotta dalla tedesca Zeiss Ikon tra la fine degli anni ‘60 e l’inizio degli anni ‘70. Il modello 35S TM Pro è stato originariamente sviluppato dalla Voigtländer, ma è stato messo sul mercato dopo la sua fusione con Zeiss Ikon avvenuta nel 1966.
La particolarità dell’Icarex 35, che ha un otturatore a 1/1000 e un attacco a baionetta speciale, è il mirino intercambiabile che permette di togliere e sostituire l’intero pentaprisma (montando la versione 35CS) e disponendo così di una scelta tra una inquadratura a pozzetto o con il pentaprisma originale o con il pentaprisma con esposimetro incorporato. Il misuratore di esposizione del pentaprisma legge attraverso l’obiettivo ma l’esposizione può essere letta solo a diaframma chiuso. L’Icarex 35 disponeva anche di schermi intercambiabili per i mirini.
Il modello successivo, denominato Icarex 35S (fondamentalmente stesso corpo e pentaprisma fisso) ha un misuratore integrato ma ancora con lettura a diaframma chiuso.
IcarexL’innesto a baionetta speciale e la gamma limitata di obiettivi disponibili sono stati i maggiori ostacoli nelle prime vendite e perciò Icarex aveva prodotto entrambi i modelli anche in una versione modificata e predisposta per montare obiettivi a vite da 42 mm. Il marchio TM serviva per distinguerli dalle versioni a baionetta, che rimasero in produzione con il distintivo BM. L’assenza di uno di questi due marchi indica perciò una produzione precedente all’introduzione della modifica.
Alla fine, la gamma comprese quattro modelli: Icarex 35(BM), 35(TM), 35S(BM) e 35S(TM), tutti nelle versioni in cromo o nero. Alcuni corpi neri avevano un marchio PRO che però non corrispondeva ad alcuna nuova variazione tecnica.
La ristretta gamma di obiettivi per la Icarex a baionetta era derivata da disegni Voigtländer e comprendeva solamente: – 35/3.4 Skoparex – 50/1.8 Ultron (elemento anteriore concavo) – 50/2.8 Tessar (4 elementi) – 50/2,8 Color-Pantar (3 elementi) – 90/3.4 Dynarex e 135/4 e 200/4 Super-Dynarex – 400/5 Telomar – 36-82/2.8 Zoomar. Esisteva poi un adattatore per montare un obiettivo Carl Zeiss 8×30 B.
Nel 1971 il modello 35 fu sostituito dall’ SL706, sostanzialmente uguale al 35S (TM) ma con esposimetro a diaframma aperto e un corpo leggermente ridisegnato.

Altri pezzi per l’angolo del collezionista

1938 Rolleicord Aumentano continuamente i pezzi da collezionismo (parte dei quali riportati nella pagina relativa) della nostra raccolta, Nelle foto: una Rolleicord del 1938 e una piccolissima Colly, prodotta in Giappone negli anni ’50, e una Minicamera, tentativo di imitazione, prodotta a Hong Kong. Sono complete di custodia e minipellicola.1950 Minicamera e Colly