Le interviste del Fotoclub Bergamo – I nostri soci

Il tuo nome: Oliviero Gotti
Quando ti è nata la passione per la fotografia?
Vent’anni fa.
Quando fotografi, prediligi temi, ambienti, particolari?
Mi piacciono il paesaggio naturale e urbano, e i borghi storici estranei al turismo consumistico. Amo anche le istantanee di persone nel loro ambiente e ovviamente il ritratto.
In due battute, perché “analogico” oggi:
Mi appassiona. Apprezzo la peculiarità di fissare l’immagine sulla pellicola. Con la fotografia analogica l’essenza, cioè l’immagine reale, e la sostanza, nella forma della pellicola impressionata, si fondono in un unicum tangibile.
“Frequenti” la Camera Oscura?
Ho l’attrezzatura ma stampo abitualmente al club o dagli amici.
Le tue pellicole preferite?
Ilford 125, Kodak Tri-x 400 e in diapositiva colore, la Provia 100.
Stima quanti fotogrammi hai archiviato negli anni:
Forse diecimila?..
Esegui anche la scansione digitale dei tuoi negativi?
Talvolta se indispensabile. Per esempio quando devo trasferire l’immagine sul Blog del Foto Club.
L’obiettivo che preferisci o che usi di più:
Il Leitz 35 M Summilux. Lo uso un po’ per tutto. Lo trovo semplicemente magico a grande apertura, soprattutto in interni e molto incisivo chiuso di pochi diaframmi.
La macchina che ami in particolare?
La mia Leica M4 nera.
Il motivo?
E’ essenziale, spartana e aristocratica. Quasi invisibile ai più. Come tutte le “M” presa confidenza non te ne separi facilmente.
I tuoi autori preferiti e perché:
Pepi Merisio. Amo le sue immagini della nostra gente a cavallo degli anni ’60 del secolo scorso, che coincidono con i ricordi della mia infanzia. Le considero la poetica testimonianza del crepuscolo della nostra civiltà. Guardando all’oggi, però, sono con i tanti, anonimi, giovani artisti che nella tecnica fotografica tradizionale, hanno colto la novità e la differenza. Esprimono la loro arte autarchicamente, talvolta con risultati strampalati, ma che denotano freschezza, curiosità, coraggio intellettuale. Difendono il proprio talento dall’espropriazione digitale.
…e invece, qualcuno o qualcosa che non ami?
Non amo la cosiddetta fotografia impegnata o genericamente di tema sociale. Non è libera, è strumentale a scenari politici pre-ordinati. Negli ultimi decenni, questa fotografia non è stata solo testimone di cambiamenti sociali più o meno indotti ma, purtroppo infimamente attiva nella corrosione della nostra comunità.
Fai anche foto digitali o consulti sulla rete siti dedicati alla fotografia?
Scatto sporadicamente con il telefonino. In rete mi piace “Thefix Magazine” rivista giovane dedicata alla foto analogica di oggi. Sottolineo di oggi, non del passato!
Da quanto tempo fai parte del nostro sodalizio?
Da sei anni, ma nel ’98 avevo lo frequentato per un corso in camera oscura.
Cosa ti spinge frequentare oggi un circolo fotografico nell’epoca di internet?
Stare con gli amici e insieme divertirsi.
Un pensiero, un motto, una tua considerazione finale:
“La perfezione umana e il perfezionamento tecnico non sono conciliabili. Se vogliamo l’una bisogna sacrificare l’altro” (Ernst Junger).
Grazie mille ……… e … tanti scatti!!!
Grazie a voi!

Fotoclub Bergamo, marzo 2017.

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